ADOLESCENTI NUOVISSIMI: CRISI EVOLUTIVE, RITIRO SOCIALE E RISCHIO AUTOLESIVO

Adolescenti nuovissimi: crisi evolutive, ritiro sociale e rischio autolesivo

L’adolescenza contemporanea sembra caratterizzarsi attraverso una forma di narcisismo
che vede nella ricerca esasperata dell’ammirazione e del riconoscimento sociale da parte
dei pari e della rete l’obiettivo fondamentale del processo evolutivo. In questa logica quello
che spesso genera problemi è il rapporto con il proprio Sé corporeo, con quella parte
dell’adolescente che, goffa e impacciata, non sembra adeguarsi ai dettami dell’idealizzazione
immaginaria. E’ proprio il corpo allora a divenire qualcosa di inaccettabile, la fonte di
una vergogna insostenibile che spinge a nascondersi, ferirsi, uccidersi.
Chi si nasconde lo fa perché ha scoperto che lo sguardo degli altri gli è divenuto insopportabile,
smette perciò di andare a scuola, di frequentare gli amici, di uscire di casa. Si chiude
nella sua stanza e, in molti casi, si relaziona solo attraverso la rete cui rimane connesso per
diverse ore al giorno.
In Giappone, ove questa sindrome ha preso il nome di „Hikikomori“, si stima che ci siano
600.000 mila ragazzi reclusi. In Italia si ritiene che ce ne siano circa 100.000.
Chi si ferisce lo fa perché disprezza il proprio corpo ma anche perché avverte un dolore psichico
insopportabile e si accorge che, tagliandosi, la tensione diminuisce. Perciò il cutting
diviene una sorta di rituale che permette di allentare la sensazione insopportabile della
propria angoscia. Molte giovani adolescenti vivono l’esordio della loro pubertà attraverso
questa pratica compulsiva.
Chi si uccide invece pensa che non ci sia più nulla da fare, che il proprio corpo non possa
essere desiderato accettato o riconosciuto da nessuno e che quindi sia meglio andarsene,
non affrontare l’ostacolo insormontabile dello smascheramento e della vergogna assoluta.
Il suicidio è divenuto la prima causa di morte per gli adolescenti negli U.S.A., la seconda fra
i maschi italiani.
Di fronte a queste nuove modalità attraverso le quali si esprime il dolore psichico in adolescenza,
accade spesso che gli operatori della salute (psichiatri, psicologi, educatori) e gli
insegnanti si trovino disorientati perché si tratta di comportamenti la cui natura sintomatica
resta sfuggente, così come è difficile un inquadramento nosografico nelle consuete
categorie che definiscono i disturbi psichici perché a prevalere non è la malattia ma la crisi.
Diviene allora necessario un ripensamento delle normali strategie terapeutiche perché,
come sempre accade, la crisi in adolescenza, costringe i terapeuti e gli adulti in generale a
modificare il loro approccio e a cercare strategie nuove e inedite.

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